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Percorso di sensibilizzazione ad argomenti di psicologia inerenti la guida

 

Per me è doveroso fare una premessa che orienta tutto il mio lavoro come clinica, come psicologa, come blogger, ma anche come donna immersa in una fitta rete di relazioni.

Il cervello umano fin dalle primissime fasi di vita è geneticamente predisposto ad un particolare tipo di apprendimento: l’imitazione.

Esistono dei neuroni molto famosi, i neuroni specchio, situati in Area F5 premotoria, attivi fin dalle prime ore di vita che consentono l’imitazione.

Cioè noi siamo geneticamente programmati per imitare.

La percezione, secondo Canestrari, è il processo attraverso il quale traiamo informazioni sul mondo nel quale viviamo, esso è diverso dall’atto percettivo della sensazione che è invece primitivo, immediato, oggettivo, globale e unitario.

L’essere umano tra il 80% delle informazioni è visivo oggi ci occuperemo innanzitutto di questo. È ovvio che per vedere sono necessarie alcune condizioni: la luce, gli occhi aperti, la messa fuoco, la retina che reagisce e via discorrendo. Inoltre sono necessari un oggetto da percepire, lo stimolo e il percepente.

È importante sottolineare come nell’osservare le cose intorno a noi cerchiamo di integrare le parti chiare parti scure degli stimoli visivi e organizzarle in forme dotate di significato. Questa elaborazione percettiva degli stimoli si attua in modo del tutto inconsapevole.

Spesso c’è aderenza della nostra percezione alla realtà oggettiva, ma qualche volta la percezione ci induce in errore, perché si creano alcune configurazioni percettive illusorie e noi percepiamo una organizzazione degli stimoli difforme rispetto a quella della realtà.

Per esempio noi stabiliamo in modo automatico la grandezza di un oggetto visivo, comparandolo con gli oggetti che gli sono vicini pertanto la grandezza percepita è una grandezza relativa e contestualizzata.

Gli studi che ci derivano dalla teoria della Gestalt ci suggeriscono le leggi basilari dell’organizzazione percettiva che riguardano la separazione della figura dello sfondo.

Esse sono:

  1. la prima legge riguarda quella della sovrapposizione. Ciò significa che le forme che si trovano collocate sopra le altre ci appaiono come figure sullo sfondo ad esempio un fiore in un prato. Se mancano indizi di profondità, questo criterio non funziona. Figura del vaso. Ciò è dovuto al fatto che operiamo in economia di dati sensoriali. La percezione, sia essa visiva in altre forme, integra ed ordina le afferenze sensoriali e le trasformate da inconoscibili a conoscibili. Questo spiega la tendenza del nostro sistema nervoso ad organizzare le afferenze sensoriali nel modo più ordinato e coerente possibile, secondo le leggi di omogeneità, continuità, simmetria e buona forma;
  2. la legge della buona forma indica che gli stimoli vengono organizzati percettivamente nella forma più semplice coerente possibile;
  3. la legge del raggruppamento per somiglianza implica che in un insieme di elementi disposti in modo disordinato, quelli che si assomigliano tendono ad essere percepiti come una forma e vengano a staccarsi dagli altri che diventano sfondo.

La memoria riguarda il mantenimento dell’informazione nel tempo: è la capacità di elaborare, conservare e recuperare le informazioni.

Essa è tanto centrale nei nostri processi cognitivi che, se ne fossimo privi, non ci sarebbe vita intellettuale, saremo incapaci di pensare, poiché il pensiero, il linguaggio e la comprensione dipendono dalla memoria. Saremo persone senza coscienza di identità personale, perché anche quella dipende dalla continuità dei nostri ricordi.

Con il termine memoria ci si riferisce ad abilità molto differenti che vanno dal mantenimento dell’informazione sensoriale, al ricordo del significato delle parole, dal nostro patrimonio di conoscenze, ai nostri ricordi personali nonché alla programmazione di azioni future.

La memoria composta da molti e differenti sistemi interconnessi con funzionamenti alquanto diversificati che hanno in comune la caratteristica di mantenere le informazioni nel tempo. Questo tempo può variare dalla frazione di secondi al minuto alla vita, così come la quantità di informazione conservata può variare da capienza molto esigue a quelle più grandi.

Una distinzione ormai classica tra i diversi tipi di memorie quella che si fa comunemente riguarda la memoria breve termine e la memoria a lungo termine o permanente. Tipicamente possiamo distinguere queste facoltà come la nostra capacità di memorizzare un numero di telefono appena letto (Memoria a breve) e la memoria del nostro numero di telefono (Memoria lungo termine).

I secondi tipi di ricordi sono relativamente stabili, per esempio nella memoria a lungo termine vengono immagazzinati il lessico e tutte le nostre conoscenze di avvenimenti centrali nella nostra vita che, salvo blocchi, sono stabili.

Un altro tipo di memoria è la memoria di lavoro che riguarda ad esempio imparare a guidare la macchina, essa opera grazie ad un esecutivo centrale, ovvero un sistema di controllo che lavora sui dati adibito all’elaborazione e al mantenimento dell’informazione linguistica e l’altro impiegato nell’elaborazione nel mantenimento dell’informazione visuo-spaziale.

La memoria è strettamente correlata ai concetti di attenzione e concentrazione, nonché a quelli legati alle emozioni.

L’apprendimento è la modificazione più o meno stabile nel comportamento concreto o potenziale di un soggetto, che risulta da una esperienza della persona.

Il processo dell’apprendimento implica l’acquisizione di una modalità di risposta

stabilmente diversa rispetto a prima, in questo caso è implicata anche la memoria di lavoro.

Come detto all’inizio, noi siamo precocemente e geneticamente predisposti all’imitazione ed esso è risultato di un’esperienza relazionale. Infatti non esiste apprendimento, se non si passa per una elaborazione percettiva e cognitiva di uno stimolo del mondo esterno.

 

Abbiamo due tipi di apprendimento quello condizionato del tipo che ad uno stimolo segue una risposta di cui l’esempio più celebre è quello del cane di Pavlov, che ne rappresenta una splendida sintesi. Poi abbiamo l’apprendimento operante ovvero derivato dall’elaborazione di dati molto complessi.

Ciò che oggi sappiamo è che l’apprendimento è veloce e migliore se il rinforzo che segue immediatamente l’esecuzione è positivo a discapito del rinforzo negativo, poiché siamo predispoti al piacere (Freud). Sappiamo inoltre che il rinforzo, per quanto coerente, ma se eseguito a intervalli variabili produce un apprendimento meno veloce. L’apprendimento è più fluido, se si alternano sedute di addestramento con pause e sappiamo anche come altre attività dei rinforzi incoerenti successivi ad un apprendimento possono far cessare la manifestazione di un comportamento appreso.

 

Come possiamo vedere apprendimento migliore dipende dalla qualità relazionale del discente e col docente, ovvero la qualità della relazione che noi andiamo a tessere, come già detto, è predittiva del successo nell’apprendimento.

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Ciao, mi chiamo Francesca di Sipio e sono l'ideatrice di questo portale web. Sono una psicologa clinica, psicoterapeuta, analista-transazionale ad approccio integrato, psicologa dello sport. Il mio studio è sul territorio di Chieti-Pescara. Mi trovi sui social, sulla mail ma soprattutto al 3477504713

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