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L’impasse nel lavoro terapeutico

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L’impasse nel lavoro terapeutico

Quando siamo davanti ad un blocco, uno stallo in cui il paziente resiste: letture e prospettive di aperture nuove

I Goulding (1979) definiscono l’impasse come un punto di due o più forze opposte bloccate. Pertanto l’impasse è proprio uno stallo dal quale le persone non riescono a uscire e che limita, ovviamente, le proprie alternative di scelta possibili. È un fenomeno ricorrente che è possibile osservare in terapia, è quello del blocco in cui le persone si mantengono, tenendo in piedi il proprio processo disfunzionale. Nella valutazione diagnostica dei pazienti, all’inizio della terapia, utilizzo il concetto di impasse, elaborato dei Goulding (1978), perché mi offre la possibilità di comprendere il blocco in cui le persone si mantengono, per obbedire e ribellarsi alle proprie convinzioni di copione.

Essi definiscono tre tipi di Impasse:

  1. tipo rappresenta un conflitto tra una Controingiunzione introiettata nel Genitore e un bisogno del Bambino espresso dal Piccolo Professore;
  2. tipo rappresenta il conflitto tra l’Ingiunzione proveniente dal Bambino del Genitore nel G1 e un bisogno del Bambino espresso dall’A1;
  3. tipo esprime un conflitto tra Bambino Libero e Bambino Adattato, in merito ad antiche decisioni prese dall’A1 oggi in contrasto con i bisogni del Bambino (Milizia, 1988).

Altri autori, dopo i Goulding, hanno dato il loro contributo alla teoria delle Impasse. Mellor (1980), ad esempio, sottolinea l’aspetto evolutivo delle Impasse, rintracciando l’età rispetto alla quale vanno riferite le tre Impasse:

  • quella di I tipo fa riferimento a un’età compresa tra i 4 e gli 8 anni;
  • quella di II tipo tra i 2 e i 4 anni (stadio preverbale;)
  • il III tipo al primo anno di vita se non all’epoca fetale. Rispetto a quest’ultima, Mellor fa riferimento a una struttura di III ordine dello Stato dell’Io Bambino e sostituisce come componenti del conflitto G0 e B0 al posto di BA e BL. Sempre parlando di Impasse di III tipo, in un altro contributo, Wollams e Brown (1985) affermano che il BL corrisponde al B1 e il BA al G1.

Secondo i Goulding, quando ci si trova davanti a un paziente che presenta un Impasse, bisogna favorire la ridecisione, ovvero guidare il paziente attraverso il riconoscimento di quanto la scelta di copione fatta a suo tempo sia limitata oggi e di come egli stesso abbia il potere per ri-decidere, tenendo conto dei bisogni e i desideri di oggi. Nel far ciò in terapia verifico sempre col paziente quanto la decisione presa lì e allora fosse la più adattiva possibile; oriento inoltre il lavoro affinché emerga l’esigenza, qui e ora, di poter cambiare quella stessa decisione. Ho verificato nella mia esperienza clinica quanto già solo l’esplicitazione di tale possibilità offra al paziente un rinnovato senso di sollievo.

È possibile, pertanto favorire, in terapia, una ridecisione, facendo rivivere al paziente la scena arcaica in cui il bisogno è stato bloccato, stimolandolo nella ridecisione dall’A1. R. e M. Goulding (1979), nella rievocazione delle scene infantili, pongono attenzione a tre elementi importanti:

  1. il contesto, ovvero cosa il cliente sta ignorando per giustificare le sue vecchie credenze;
  2. gli altri, ovvero le persone importanti per il cliente che assumeranno il proprio ruolo così come il paziente lo ricorda, senza cambiare i loro atteggiamenti;
  3. il cliente che è la “star e la trama dell’opera è composta attentamente in modo da terminare con la vittoria del protagonista” (Goulding, 1979, pag. 205). Infatti le scene della ridecisione si concludono, quando a ridecidere è il Bambino Libero.

Un’altra tecnica largamente usata dai Goulding per arrivare alla Ridecisione è la tecnica gestaltica delle due sedie, mutuata da Perls (1948), tramite la quale viene favorito nel cliente il confronto tra le parti opposte in contrasto che provocano l’Impasse e viene facilitata l’integrazione delle due posizioni opposte e la Ridecisione dall’A1, basata nel qui ed ora. Rispetto a questa tecnica, i Goulding danno un’indicazione metodologica:

  1. nell’Impasse di I tipo le due parti avviano un dialogo dove il rapporto Io-Tu indica che il conflitto è con messaggi esterni introiettati (Goulding B. e M., 1979);
  2. anche nell’Impasse di II tipo le due parti avviano un dialogo Io-Tu, poiché le ingiunzioni sono introiettate o vissute come tali e sono veicolate dai sentimenti (Goulding B. e M., 1979);
  3. nell’Impasse di III tipo, invece, il conflitto è Io-Io (ovvero tra BA e BL), poiché le ingiunzioni sono state date a livello così arcaico che la persona sente di essere sempre stata così. Altri autori hanno elaborato tecniche diverse per arrivare alla Ridecisione con i loro clienti (Goulding B. e M., 1979).

John McNeel (1983), propone la tecnica dell’Intervista Genitoriale, utile per superare le Impasse di II tipo, in cui il cliente ha la possibilità di riconoscere quanto il suo comportamento fosse minaccioso per il proprio genitore al punto che questi gli inviò un’Ingiunzione alla quale ancora oggi obbedisce. A questo punto il cliente può decidere di non aspettare più dal proprio genitore per avere ciò di cui ha bisogno, ma può ridecidere di soddisfare egli stesso il proprio bisogno, sostituendo all’Ingiunzione un Permesso.

James (1974) propone la tecnica dell’Autogenitorizzazione o Self- Reparenting in cui il cliente, riconosce dal proprio Adulto quanto il suo genitore non abbia soddisfatto alcuni bisogni del Bambino; quindi viene invitato dal terapeuta a scegliere un genitore che conosce, come modello per sé. Così il cliente inizia ad agire e parlare al proprio Bambino, come se fosse quel genitore sostitutivo scelto.

Infine, gli Shiff (1977), poiché lavoravano con pazienti psicotici, che quindi tendevano ad escludere il Genitore, mettono a punto la tecnica della Genitorizzazione tramite la quale il terapeuta si sostituisce al Genitore del cliente nel dare al suo Bambino la protezione necessaria e il permesso di esprimere i propri desideri.

Concordo con Mastromarino (2006) nel ritenere che, al di là delle specifiche tecniche utilizzate, in un lavoro di ridecisione, è opportuno tenere in considerazione le fasi principali del processo:

  1. individuare la situazione, ovvero individuare il blocco nel quale la persona si mantiene non esprimendo i propri bisogni o desideri;
  2. riconoscere e accettare i bisogni-desideri e i sentimenti autentici repressi nella situazione arcaica; scoprire come oggi può ridecidere e soddisfare i propri bisogni-desideri e sentimenti autentici.

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Parleremo insieme di un caso clinico da me seguito e ti mostrerò come ho impostato il piano di trattamento a partire dalla richiesta del paziente.

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