{"id":82,"date":"2014-07-18T19:16:25","date_gmt":"2014-07-18T17:16:25","guid":{"rendered":"http:\/\/localhost\/psicoterapia-chieti-pescara.it\/?p=82"},"modified":"2021-03-21T16:58:52","modified_gmt":"2021-03-21T15:58:52","slug":"depersonalizzazione-la-perdita-dei-conflitti-dellio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/psicoterapia-chieti-pescara.it\/?p=82","title":{"rendered":"Depersonalizzazione: la perdita dei confini dell&#8217;io"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: right;\">\u201c<em>Faccio gesti che mi sono ordinati. Ho dei movimenti troppo disordinati perch\u00e9 possano essere i miei; qualcuno mi spinge, qualcuno mi fa comportare in un modo in cui non mi comporterei spontaneamente. Scrivo parole di altri. Contro la mia volont\u00e0, scrivo con una mano che non \u00e8 la mia. Ho delle distrazioni, sono persa\u2026vorrei guidare la mia testa da sola, ma non sono in possesso della mia mente.<\/em>\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">(Appunti del dott. <em>S\u00e9rieux<\/em>), in G. <em>De Cl\u00e9rambault<\/em>, <span style=\"text-decoration: underline;\">L\u2019automatisme mental<\/span>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-decoration: underline;\">La sindrome di automatismo mentale<\/span>, magistralmente descritta dalla paziente nel brano appena riportato, \u00e8 quel fenomeno per cui un soggetto si sente influenzato, <span style=\"text-decoration: underline;\">scippato dell\u2019intimit\u00e0<\/span> del suo pensiero a tal punto che lo stesso pu\u00f2 arrivare a ritenere che qualcun altro pensi al suo posto. La <strong>depersonalizzazione<\/strong>, quindi, \u00e8 il fulcro di una simile esperienza. Essa si risolve in una \u201c<em>perdita del sentimento di unit\u00e0 e individualit\u00e0 della persona<\/em>\u201d (<em>Evelynme Pewzner<\/em>, <span style=\"text-decoration: underline;\">Introduzione alla psicopatologia dell\u2019adulto<\/span>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una simile sintomatologia trova la propria definizione in quella che l\u2019illustre <em>Schneider<\/em> aveva sistematizzato dietro la definizione di \u201c<em>sintomi di primo rango<\/em>\u201d. Ovvero in quella categoria nosografia in cui ci\u00f2 che \u00e8 privato, intimo, profondamente interiore diviene pubblico, manifesto, <strong>dominio<\/strong> della platea umana. Non solo, ma <em>Schneider<\/em> ricollegava a questa sua denominazione le esperienze di <strong>influenzamento somatico<\/strong>, influenzamento nel campo del sentimento, degli impulsi e del volere (<a href=\"https:\/\/www.uniurb.it\/it\/cdocs\/CVPROF\/cv-docente_100404.pdf\"><em>Mario Rossi Monti<\/em><\/a>, <em>Giovanni Stanghellini<\/em>, <span style=\"text-decoration: underline;\">Psicopatologia della schizofrenia<\/span>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Parlare di <strong>disturbi dei confini dell\u2019io<\/strong> e di depersonalizzazione, significa, in primo luogo, riferirsi ad alcune della pi\u00f9 evidenti manifestazioni sintomatologiche della <strong>schizofrenia<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quella che, volendo usare un\u2019immagine di chiara immediatezza, viene definita <strong>emorragia<\/strong>, accade che letteralmente ci\u00f2 che \u00e8 fuori viene dentro e il contrario. E\u2019 una sorta di <strong>flusso-deflusso<\/strong> in cui viene minata nelle profondit\u00e0 la <strong>meit\u00e0<\/strong> del soggetto, ovvero quel sentimento del s\u00e9 determinato da confini interiori che, in quanto tali, assolvono un ruolo cruciale: quello di demarcare, in una sorta di trincea di protezione e tutela del s\u00e9, ci\u00f2 che io sono dall\u2019alterit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 utile ricordare come per <em>Jaspers<\/em>, che ha coniato il fortunato termine \u201c<em>Disturbi dell\u2019Io<\/em>\u201d, il delirio si manifesti come uno o una serie di <strong>costrutti ideici<\/strong> ma riconducibili tutti a una precedente esperienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da un punto di vista <strong>psicodinamico<\/strong>, sganciando il concetto di depersonalizzazione da quello di schizofrenia, \u00e8 possibile ravvisarne <span style=\"text-decoration: underline;\">una matrice di aiuto alla sopravvivenza nella scissione che si crea tra un s\u00e9 che osserva e un s\u00e9 che \u00e8 coinvolto in una situazione traumatica e di crisi<\/span> (<em>Glen O. Gabbard<\/em>, <span style=\"text-decoration: underline;\">Psichiatria psicodinamica<\/span>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La letteratura psicopatologica riporta due tipi di depersonalizzazione quella <strong>calda<\/strong>, connotata da un\u2019intensa <strong>partecipazione emotiva<\/strong> del soggetto e quella <strong>fredda<\/strong>, in cui tutto viene vissuto con <strong>distacco<\/strong>, questo secondo stato precede, generalmente, le forme di <span style=\"text-decoration: underline;\">schizofrenia ebefrenica a prevalenza di sintomi negativi<\/span>. Per quanto concerne la prima, <em>Jaspers<\/em> ne individua tre sottocategorie: quella <strong>allopsichica<\/strong>, in cui si avverte la trasformazione della realt\u00e0 esterna e una certa stranezza del mondo circostante; quella <strong>autopsichica<\/strong>, cio\u00e8 quando il cambiamento viene esperito soggettivamente, nella propria interiorit\u00e0 psichica; quella <strong>somatopsichica<\/strong>, quando l\u2019estraneit\u00e0 \u00e8 percepita principalmente nel proprio corpo o in parti di esso (<em>Mario Fulchieri<\/em>, <span style=\"text-decoration: underline;\">Le attuali frontiere della psicologia clinica<\/span>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 interessante riportare anche quanto afferma <a href=\"http:\/\/www.giovannistanghellini.it\"><em>Stanghellini<\/em><\/a> in merito alla depersonalizzazione schizofrenica. Egli ne distingue due, la prima contrassegnata dalla <span style=\"text-decoration: underline;\">perdita della presenza<\/span>, ovvero da un sentimento di distanziamento da se stessi. Egli la rappresenta come una tipologia <strong>zombie<\/strong>, in cui vi \u00e8 una \u201c<em>perdita della coscienza sensoriale di s\u00e9, cio\u00e8 del contatto implicito con se stessi<\/em>\u201d (<em>Giovanni Stanghellini<\/em>, <span style=\"text-decoration: underline;\">Disembodied Spirits and Deanimated Bodies,\u00a0The Psychopathology of Common Sense)<\/span>. Il secondo raggruppamento \u00e8 rappresentato dalla tipologia <strong>cyborg<\/strong>, la cui depersonalizzazione si realizza in un percepirsi come \u201c<em>repliche meccaniche di organismi viventi<\/em>\u201d (Ibidem).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La perdita della padronanza del s\u00e9 pu\u00f2 assumere quindi due forme: quella della <strong>passivit\u00e0<\/strong>, a essa sono riconducibili tutti i sintomi finora riportati, e quella dell\u2019<strong>attivit\u00e0<\/strong>, in cui il soggetto crede di poter modificare con il proprio pensiero il mondo esterno. Proprio perch\u00e9 la psicopatologia si \u00e8 sempre riferita alla schizofrenia, prediligendone gli aspetti negativi, tutti accomunati da una ciclopica alfa privativa (anaffettivit\u00e0, anedonismo\u2026), e ha guardato agli aspetti positivi semplicemente come a una reazione logica e di contrapposizione ai primi, <em>Rossi Monti<\/em> e <em>Stanghellini<\/em> propongono, in merito, di acquisire una nuova ottica in cui si pongano in correlazione due aspetti dalla chiara matrice fenomenologica: quello dell\u2019<strong>oggettivazione della mente<\/strong> e quella della <strong>soggettivazione del mondo<\/strong>. Con la prima ci si riferisce a quell\u2019iper-riflessivit\u00e0, comunemente esperita nella sua forma tipica, che pu\u00f2 condurre a ci\u00f2 che in psicopatologia viene definita derealizzazione. Ovvero a un \u201c<em>vissuto di estraneit\u00e0 che innesca un processo di verifica sull\u2019attendibilit\u00e0 della propria percezione<\/em>\u201d, (<em>Mario Rossi Monti<\/em>, <em>Giovanni Stanghellini<\/em>, op. cit.). In quello che risulta un vero e proprio husserliano mettere tra parentesi il noema per fare un salto verso la noesi, cio\u00e8 <span style=\"text-decoration: underline;\">passare dal percepito alla percezione<\/span>, avviene che io guardo il mio sguardo. In questa riduzione edetica succede che viene piano piano minata la meit\u00e0 del mio sguardo: inizio a dubitare che esso sia veramente mio e qualcosa comincia a minacciare alla base il mio senso di unit\u00e0. Inizia a innescarsi quel processo che culmina nella depersonalizzazione, di qui \u00e8 breve il passo verso il delirio: sono altri che influenzano il mio guardare. Per rendere meglio l\u2019idea di questo loop, immagino una sentinella che, per meglio rendersi conto se la propria posizione \u00e8 consona a un buon avvistamento, se ne allontana e la osserva, perdendosi dietro questa percezione, la stessa realizza che ora qualcuno potrebbe impossessarsi del proprio posto. In quel momento, nonostante la sicurezza del castello della propria interiorit\u00e0 sia affidata alla propria responsabilit\u00e0, qualcuno in sua vece pu\u00f2 svolgere il lavoro di custode e guardia e prenderne il posto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019esperienza di <strong>influenzamento attivo della realt\u00e0 esterna<\/strong>, invece, secondo <em>Rossi Monti<\/em> e <em>Stanghellini<\/em>, ha ancora una volta la riduzione fenomenologica come meccanismo \u201c<em>eziopatogenetico<\/em>\u201d al suo fondamento. Vi \u00e8 sempre alla base una derealizzazione in cui si passa da un precedente senso di \u201c<em>spaesamento<\/em>\u201d, non riconosco pi\u00f9 un oggetto, lo stesso si fa distante, strano. Questo stato genera un <strong>esasperato sentimento di attivit\u00e0<\/strong> (ibidem) che mi conduce a ritenere il mio sguardo tanto fondante la realt\u00e0 da mantenere quest\u2019ultima in vita. E\u2019 il mio pensiero che d\u00e0 vita al mondo, non pi\u00f9 un cogito ergo sum, ma un penso: quindi il mondo esiste! Di conseguenza ci\u00f2 che accade \u00e8 influenzato e persino diretto dal mio pensare, in quello che in psicopatologia viene definito \u201c<em>fenomeno di influenzamento attivo<\/em>\u201d. Questi due differenti aspetti potrebbero essere rappresentati cos\u00ec: dal precedente \u201c<em>qualcuno pensa al mio posto e mi influenza<\/em>\u201d (<strong>transitivismo<\/strong>) a un \u201c<em>posso influenzare eventi o persone e dirigere il loro pensiero<\/em>\u201d (<strong>appersonazione<\/strong>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una <span style=\"text-decoration: underline;\">dialettica<\/span> quella <span style=\"text-decoration: underline;\">tra soggettivazione del mondo e oggettivazione del s\u00e9<\/span> che risulta quasi paradossale, ma che rappresenta una duplice tendenza. Essa ritrae in certi casi un tratto tipico, ma che, cristallizzandosi nello schizofrenico, diventa una forma di accomodamento del s\u00e9 nient\u2019affatto adattiva, bens\u00ec patologica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Photo courtesy of Giorgia Starinieri<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un piccolo resoconto fatto al prof. 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