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Alzheimer e stimolazione cognitiva: una possibilità concreta

Attualità

Alzheimer e stimolazione cognitiva: una possibilità concreta

“La plasticità del cervello è formidabile.”

La Demenza di Alzheimer delinea un’affezione degenerativa del cervello che determina una grave e progressiva compromissione delle sue funzioni.

Tale quadro è caratterizzato da una particolare complessità che coinvolge aspetti comportamentali e neurologici e presenta una dimensione clinica contraddistinta dal progressivo impoverimento delle funzioni cognitive tale da pregiudicare lo stabile andamento della vita autonoma.

Le funzioni cognitive, maggiormente deficitarie nella demenza, coinvolgono le operazioni mentali che consentono di elaborare correttamente le informazioni che giungono dall’ambiente riconoscendole e immagazzinandole allo scopo di interagire con finalità verso il mondo esterno.

In tale prospettiva appare chiaro come il decorso della vita quotidiana subisca inevitabilmente modifiche significative che inficiano l’umore del paziente e la qualità di vita.

La sintomatologia cognitiva si affianca in alcuni casi a disturbi psichiatrici e comportamentali che rendendo spesso difficile la gestione del malato.

L’eziologia è particolarmente complessa poiché le cause non sono del tutto definite o chiare, si ipotizza infatti l’interazione tra una componente genetico – familiare che predispone alla malattia e fattori ambientali scatenanti.

Il presupposto di base attuale delle terapie riabilitative è individuabile nella necessità di tendere al recupero delle capacità compromesse del paziente, nella prospettiva delle neuroscienze moderne basata sul concetto di plasticità neuronale, ossia la capacità del cervello di creare continuamente nuove connessioni fra i neuroni, in risposta a stimoli mirati a implicazioni profonde fra apprendimento e comportamento.

Nel complesso quadro sintomatologico della Demenza di Alzheimer, nella sua definizione clinica e nel riscontro quotidiano, la stimolazione cognitiva appare come una possibilità di benessere rivolta direttamente alla persona interessata e non di meno allo sfondo familiare.

La stimolazione cognitiva è definita come una forma di intervento mirata al benessere complessivo e olistico della persona, indirizzata a sollecitare l’attivazione di diverse capacità attraverso compiti finalizzati alla promozione delle competenze residue e al rallentamento della perdita funzionale.

Gli obiettivi del trattamento e del piano terapeutico consistono nel moderare il decadimento cognitivo, nel sostenere esperienze gratificanti che incrementano l’autostima, nel sollecitare l’interazione tra i pazienti al fine di ridurre lo stress esistenziale e l’isolamento sociale, nel favorire il mantenimento delle funzioni residue, nel contenere i disturbi comportamentali rendendoli maggiormente gestibili soprattutto nel contesto familiare.

La stimolazione avviene individualmente o in sedute di gruppo e concerne in esercizi cognitivi mirati alla stimolazione delle aree in decadimento che vedono coinvolte la memoria, l’orientamento, l’attenzione, il ragionamento logico, le abilità di calcolo e la gestione delle autonomie quotidiane; la stimolazione nella sua dinamica di gruppo favorisce e incrementa oltretutto il miglioramento dell’umore del paziente.

Il training cognitivo si articola in esercizi che coinvolgono l’orientamento temporale, l’orientamento spaziale, esercizi di attenzione, esercizi di ragionamento logico, training linguistici, esercizi di memoria.

Nel suo complesso la stimolazione cognitiva permette di rallentare il decadimento cognitivo e di migliorare le qualità dello stile di vita del paziente attraverso la possibilità di mantenere stabili nel tempo in gravità e frequenza i sintomi o addirittura in alcuni casi di vederli migliorare e regredire.

La Demenza di Alzheimer rappresenta una patologia che delinea un allarme sanitario globale e di sempre maggiore incidenza nella popolazione, è perciò utile conoscere un’alternativa valida che comporta il rallentamento del decadimento cognitivo, con l’obiettivo di sollecitare a tutto tondo le potenzialità residue della persona.

È stato dimostrato che il paziente ottiene benefici importanti, che si traducono in un miglioramento complessivo dello stile di vita, con ampliamento funzionale delle capacità residue.

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Sono Fausta Esposito, ho conseguito una laurea triennale in Scienze e Tecniche Psicologiche presso la Scuola di Medicina e Scienze della Salute dell’Università D’Annunzio di Chieti. Poi ho frequentato la Magistrale, curriculum Devianza e Sessuologia, presso L’Università degli Studi dell’Aquila. Nel mio ultimo percorso di studi ho affrontato l’approfondimento di tematiche quali la Devianza Sessuale, con un ampio sguardo verso la sfera diagnostica e terapeutica delle Parafilie, con ampliamento di conoscenze riferite alle basi biologiche della sessualità umana e agli aspetti endocrinologici riferiti alle disfunzioni sessuali. La mia tesi sperimentale ha riguardato il coinvolgimento del recettore androgenico nelle ipotetiche basi genetiche della disforia di genere Male to Female. Lavoro presso centri specialistici con pazienti con Demenza di Alzheimer e seguito specializzazioni circa la tecnica della stimolazione cognitiva

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