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Nascita di un figlio. Nascita di un genitore

Educazione

Nascita di un figlio. Nascita di un genitore

Ispirato a Genitori e Figli, crescere insieme di R. Mastromarino

Nascita della relazione. Nascita di un genitore.

L’uomo è un animale sociale (e politico) e a dirlo, prima delle scoperte neuroscientifiche avvenute tra il 1980 e 1990, fu Aristotele circa 350 anni prima di Cristo.

La scoperta a cui mi riferisco è quella dei neuroni specchio (Rizzolati).

Essi altro non sono che neuroni specializzati nell’imitazione dei comportamenti, già attivi nelle primissime fasi di vita, che permetterebbero, anzi permettono, a madre e figlio, ad esempio, di guardarsi e copiarsi, così, come ad uno specchio.

Da quelle primordiali routine che nascono vis a vis tra il bambino e la persona che si rpende cura di lui (madre, padre o caregiver) nascono dei significati condivisi.

Quelle buffe facce caricaturali conservano una matrice di apprendimento senza la quale ciascuno di noi sarebbe un po’ carente nella grammatica della socialità.

Possiamo altresì affermare che non è la mera imitazione che ci rende sociali. C’è altro.

Quel corrispondere in modo sintonizzato alle comunicazioni del bambino presuppone, infatti, la capacità da parte di chi se ne prende cura, di offrire significato, ampliarne la comprensibilità e comunicatività… in altre parole una persona che si prende cura di un cucciolo di uomo, gli riconsegna il suo vissuto arricchitoamplificato, denso di una novità da egli stesso generata.

Così oggi con Stern possiamo parlare di attunement, ovvero di sintonizzazione attraverso cui “i sentimenti di una persona possono rivelarsi a un’altra persona ed entrambe possono sentire, senza avvalersi del linguaggio, che lo scambio è avvenuto”..

Una magia, insomma, quella che va un gradino oltre l’empatia, perchè è la capacità non solo di riconoscere l’altro ma anche di riconoscerci nell’altro, dando un valore nuovo e unico a quel sentire, che va alle basi dell’esistenza umana, in quel nucleo, dove l’Io-Tu offre una culla ad un senso del coerente.

Ma come genitore, come mi può essere utile tutto questo?

Un bambino nasce. Nasce un genitore. Ad ogni figlio che nasce (anche il V figlio), il genitore nasce sempre nuovo con lui. Inizia così quel meraviglioso viaggio chiamato crescita.

In questa crescita intervengono fattori importanti:

  1. l’unicità del figlio;
  2. il suo modo di rispondere agli stimoli;
  3. l’unicità dei genitori;
  4. la loro storia personale;
  5. l’unicità della loro interazione.

Questo rende il processo di crescita ed educazione davvero tanto complesso.

Possiamo partire definendo con Bastianoni e Taurino (2007) che “la genitorialità è la capacità di provvedere all’altro, di conoscerne l’aspetto e il funzionamento corporeo e mentale in cambiamento, di esplorarne via via le emozioni, di garantire protezione attraverso la costruzione di pattern interattivi relazionali, legati all’adeguatezza dell’accudimento e centrati sulla risposta al bisogno di protezione fisica e sicurezza, di entrare risonanza emotiva con l’altro, di garantire regolazione (utilizzare i tempi della comunicazione, di spazi e contenuti della relazione), di dare dei limiti, una struttura di riferimento, il format, di prevedere il raggiungimento di tappe evolutive dell’altro e  di garantire una funzione transgenerazionale.

Studi importanti (Greenspan  e Wieder, 2007) sostengono che il neonato possiede nel suo repertorio genetico qualità e modalità che determinano il suo modo di percepire, capire reagire al mondo. Questi canali sono importanti, perché sono dati in dotazione organica e comunemente chiamiamo questa attrezzatura di base temperamento.

Per un genitore è fondamentale avere delle informazioni sull’equipaggiamento genetico di suo figlio, in modo da avere maggiori possibilità di sintonizzarsi emotivamente con lui.

Per esempio la capacità di risposta allo stress attraverso il cortisolo è una competenza che viene affinata fin dalla vita intrauterina. Infatti in queste fasi sia gli ormoni rilasciati dal bambino sia quelli liberati dalla madre passano attraverso la placenta e influenzano lo sviluppo del cervello.

Secondo Emde (1992) il bambino è predisposto a cercare ed apprendere le emozioni positive nella relazione più che quelle negative.

Nel rispondere alle sollecitazioni del figlio è importante che un genitore sia in grado di fidarsi di sè e della sua capacità di accogliere cosa che il bambino esprime e come il bambino si esprime.

Oggi qui è importante, immagino, per voi focalizzare l’unicità della relazione tessuta con vostro figlio, imparare dalla sua alterità, incoraggiandolo ad essere se stesso e non un altro.

Consapevolizzare ciò che metti nella comunicazione, da dove parti, e se e come l’altro arricchisce quella tua narrazione, ravviva il tuo vissuto, ti illumina gli angoli bui del tuo percepito ed è un servizio che certamente migliora la vita.

Talvolta in questo modo ci aiutiamo ad uscire dalle impasse delle relazioni.

Esso è anche un esercizio, un tirocinio che dura, più o meno, tutta la vita.

A me che di mestiere entro in relazione, tenere a mente tutto questo serve, in quella continua ricerca di un canale comunicativo, di una tonalità sul quale comporre nuovi o antichi pezzi, per entrare in contatto, così come sono, con quello che so e con quello che non so, e restituire all’altro al contempo una parte di sè: bella e drammatica, tenera e controversa, dolorosa e straordinaria insieme.

Ciao, mi chiamo Francesca di Sipio e sono l'ideatrice di questo portale web. Sono una psicologa clinica, psicoterapeuta, analista-transazionale ad approccio integrato, psicologa dello sport. Il mio studio è sul territorio di Chieti-Pescara. Mi trovi sui social, sulla mail ma soprattutto al 3477504713

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