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La lingua dei segni

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La lingua dei segni

quando la comunicazione assume la forma delle mani.
di Fabiana Bolognese

Con grande gioia ti invito a leggere l’interessante articolo che segue, scritto da una collega molto esperta in materia e che ha fatto della comunicazione in tutte le sue forme, il proprio mestiere. Tale lettura ha suscitato in me molte riflessioni e la convinzione che le competenze psicoterapiche miste a quelle dell’interpretariato LIS, possano non solo aprire nuove forme di relazionalità di aiuto, ma anche rappresentare nuove opportunità di collocazione nel variegato mondo della psicologia. Buona lettura. Francesca di Sipio

Accanto alle lingue che tutti conosciamo, usiamo e parliamo e i cui significati sono realizzati con la voce e percepiti con l’orecchio, ci sono lingue altrettanto naturali che non fanno uso dei suoni e i cui significati prendono corpo nei gesti e vengono percepiti attraverso la vista: le lingue dei segni, quei complessi sistemi di comunicazione gestuale usati dai sordi o dagli udenti per comunicare con i sordi. Il loro studio è oggi un tema di ricerca fondamentale per chiunque sia interessato alla comunicazione in generale, e alla facoltà del linguaggio in particolare.

L’essere umano è stato da sempre descritto come “animale sociale”; la natura intima e profonda dell’uomo lo spinge inevitabilmente, sin dalla nascita, ad avere rapporti di comunicazione con le persone che lo circondano. Questa condizione è una prerogativa dell’essere umano di ogni tempo; dalla preistoria fino ai giorni nostri la comunicazione è simbolo di comunità, di sopravvivenza e di benessere sociale e psicologico.

Sotto il termine “comunicare” rientra un’incredibile varietà di esperienze e di fenomeni differenziati, di cui non sempre siamo consapevoli, e che fanno parte della nostra quotidianità. In un senso molto ampio tutto può comunicare qualcosa, qualsiasi evento, fenomeno, stato fisico o fatto culturale che sia suscettibile di interpretazione, ovvero di attribuzione di un significato da parte di qualcuno, può darci un’informazione di qualche tipo.

In senso stretto, invece, la comunicazione implica uno scambio reciproco di conoscenze, emozioni, esperienze, una trasmissione di informazioni tra emittente e destinatario che condividono lo stesso canale comunicativo.

Tra i canali di trasmissione delle informazioni troviamo anche le Lingue dei Segni.

“Ci sono lingue altrettanto naturali che non fanno uso dei suoni e i cui significati prendono corpo nei gesti e vengono percepiti attraverso la vista: le lingue dei segni, quei complessi sistemi di comunicazione gestuale usati dai sordi o dagli udenti per comunicare con i sordi”

Un errore molto comune è quello di chiamare questa forma di comunicazione “linguaggio dei sordo muti”, mai cosa più sbagliata!

Innanzitutto si parla di Lingua e non di linguaggio perché le Lingue dei Segni, così come tutte le lingue che si parlano sulla terra, si basano su un complesso sistema di regole sintattiche tipiche delle lingue vocali, le cui tappe di sviluppo per la sua acquisizione sono le stesse sia per i bambini udenti che per i bambini sordi. Inoltre è una forma di comunicazione condivisa da una comunità e che ne descrive e ne caratterizza la cultura. Pertanto se la lingua è intesa come un insieme di convenzioni (fonetiche e morfologiche, sintattiche e lessicali) necessarie per la comunicazione orale e scritta fra i singoli appartenenti ad una comunità, la lingua dei segni è intesa come insieme di segni che con l’uso delle mani, dell’espressione facciale, il movimento degli occhi, delle sopracciglia, delle labbra, del capo e le posizioni del corpo, sostituiscono la parola, i segni sono lessemi che corrispondono alle parole delle lingue vocali.

L’altro errore, “sordo muto”, ha uno strascico storico non indifferente; senza addentrarci troppo nell’argomento specifico, ciò che è importante sapere è che i sordi (così come preferiscono essere chiamati a dispetto di ipoacusico o non udente) hanno, salvo altre complicazioni, il sistema fono-articolatorio integro. Questo significa che è solo l’organo sensoriale, quello dell’udito, ad essere deficitario, il resto è tutto integro; per questo ci capita di vedere e sentire sordi che parlano!!! Tale potenziale è favorito o meno dal grado di sordità che può facilitare o meno (grazie anche all’eventuale supporto di impianti cocleari o di apparecchi acustici) la chiarezza di input acustico.

Un altro errore che spesso si compie pensando alle Lingue dei Segni è che ne esiste solo una valida per tutti i sordi del mondo. Come abbiamo detto pocanzi, quella dei Segni viene chiamata Lingua perché ne descrive e ne caratterizza la cultura; pertanto, come esiste la Lingua italiana, quella spagnola, francese, araba, cinese, inglese e americana, così esiste la Lingua dei Segni Italiana, quella spagnola, francese, araba, cinese, inglese e americana e così via!

“la lingua dei segni è intesa come insieme di segni che con l’uso delle mani, dell’espressione facciale, il movimento degli occhi, delle sopracciglia, delle labbra, del capo e le posizioni del corpo, sostituiscono la parola, i segni sono lessemi che corrispondono alle parole delle lingue vocali”

Nei confronti della Lingua dei Segni Italiana (LIS), il panorama nazionale non è dei migliori dal momento che l’Italia (insieme a pochi altri Paesi al mondo) non ancora riconosce la Lingua dei Segni come Lingua ufficiale, a parte qualche Comune o Regione promotori. Molti ricercatori e rappresentanti sordi si sono sempre battuti, e continuano a farlo, per avere tale riconoscimento in Italia; solo ultimamente, dopo tante manifestazione e iniziative, il Governo inizia a dirigere la sua attenzione a questo mondo.

Nel frattempo iniziamo ad entrare nell’ottica che non ci sono solo barriere architettoniche nella nostra società, ma anche (e soprattutto!) barriere della comunicazione che necessitano di essere abbattute!

BIBLIOGRAFIA

-Cavalieri R., Chiricò D. “Parlare, segnare. Introduzione alla fisiologia e alla patologia delle lingue verbali e dei segni”_il Mulino. Bologna. 2005

-Caselli M., Maragna S., Volterra V., “Linguaggio e Sordità. Gesti, segni e parole nello sviluppo e nell’educazione”_ il Mulino. Bologna. 2006

 Fabiana Bolognese, Psicologa, psicoterapeuta – Interprete LIS

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