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Genitore e Bambino sulla via di un mutuo modellamento relazionale

Prima di presentarvi l’Analisi Transazionale mi va di sottolineare alcune cose di cui certamente siete già esperti.

Il sottotitolo del mio intervento “Genitore e Bambino sulla via di un mutuo modellamento relazionale” richiede una premessa.

Il cervello umano fin dalle primissime fasi di vita è geneticamente predisposto ad un particolare tipo di apprendimento: l’imitazione.

Esistono dei neuroni molto famosi, i neuroni specchio, situati in Area F5 premotoria, attivi fin dalle prime ore di vita che consentono l’imitazione.

Cioè noi siamo geneticamente programmati per imitare.

Così nasce il linguaggio, quando il figlio si fa piano piano capace di imitare i suoni che più frequentemente sente, attraverso lo sviluppo fono-articolatorio, ci si sintonizza, li inizia ad associare a visi o oggetti e nascono le protoparole che diventano protoconversazioni con condivisione di interesse. Non sono più interessato solo al volto di mamma o al seno… ma con l’apparire del terzo oggetto della conversazione, la diade si apre al mondo.

Inizia il viaggio attraverso una relazionalità che caratterizza la vita umana fino alla fine.

Una relazionalià in cui davvero il come è più importante del cosa.

Sono sempre gli studi sul linguaggio che ci suggeriscono come fino ai primi anni di vita la comprensione del numero di parole è davvero ridotta per i bambini.

Eppure il bambino ci capisce. Come? Attraverso la prosodia.

Cioè la musicalità della nostra voce contiene un numero così fitto e importante di informazioni ed il bambino le comprende tutte.

Un “Adesso basta” può essere pronunciato in così tanti modi… e il bambino, facciamo conto di 10 mesi non sa cosa significhi “adesso” (non possiede le categorie di tempo), né tanto meno cosa vuol dire “basta”, ma saprà leggere le nostre intonazioni.

Immagina pertanto questa situazione in cui un bambino di 10 mesi pianga da 3 minuti e non si consoli.

Immagina sua madre che dice: “Adesso basta”…

Come lo dice nella tua fantasia? Urla? Piange? Supplica? E’ piena di frustrazione? Di Tenerezza?

Mi ripeto:

il come è più importante del cosa.

Non importa, e questo lo vedremo più tardi, se sei qui e sei genitore o docente. La tua storia con quel bambino  che hai incontrato o incontrerai è inserita all’interno di una relazionalità che spesso potrà essere indicativa dell’esito di quella situazione.

Mi spiego: quello che è noto alla psicologia è che relazioni significative e, come direbbe  Winnicott, “sufficientemente buonepredicono “successi” o per lo meno vite vissute, esperienze fatte in armonia con se stessi e con la realtà, verso una buona realizzazione di sè.

Studi sul linguaggio -di cui sono appassionata- suggeriscono qualcosa di ancora più straordinario: che il debacle, l’empasse, la resistenza, l’errore generano forme di apprendimento più efficaci e relazioni più sicure.

Perché in quell’Io-Tu non c’è la necessità che tutto fili diritto e sia perfetto, perché possiamo stare insieme. Il nostro non comprenderci, ci porta innanzitutto ad imparare a gestire la frustrazione che ne deriva e poi ad attivarci per cercare strategie per uscirne.

Così inizio a sperimentare che vado bene anche quando sbaglio e che quell’errore può essere riparato e che, paradossalmente, sapere che l’errore si ripara mi rassicura di più dell’avere l’aspettativa che io non sbaglierò mai e che gli atri non sbaglieranno.

Ma come avviene tutto questo? Ecco, ci addentriamo nel mondo dell’Analisi Transazionale.

Il suo fondatore è Eric Berne e dal mio punto di vista il suo grande merito è quello di aver operazionalizzato la seconda topica di Freud, che suddivideva l’intrapsichico umano in Super-Io, Io ed Es (la prima topica è quella del Conscio, Preconscio e Inconscio).

Così quello che per Freud era il Giudice, il Super-Io, per Berne diventa il Genitore, immaginatevelo proprio come un precipitato di pensieri, comportamenti ed emozioni riferibili a quanto avete esperito nella vostra vita dai vostri genitori e che approfondiremo meglio tra pochi minuti.

Quello che Freud chiamava Io, Berne lo intende come Adulto, con la A maiuscola, ovvero il nostro “processore interiore” che seleziona informazioni e sulla base di esse prende decisioni.

L’Es è il Bambino, ovvero quel nostro modo di pensare, comportarci e sentire, in ascolto dei nostri bisogni e delle nostre esigenze. Come direbbe Pascoli

Egli è l’Adamo che mette nome a tutto ciò che vede e sente”.

Bambino è creatività e stupore.

Vi racconto una storia per rendere più concrete queste parole dette.

Sei alla fine di una giornata davvero tanto faticosa. Hai fame ma anche sete. Dopo svariate ore di lavoro riesci a sederti al tavolo dell’unico ristorante aperto nella zona in cui ti trovi.

Il cameriere ti fa accomodare e tu prendi posto. C’è da aspettare un po’. Mentre le persone attorno a te stanno già cenando, la sete con cui ti eri seduto a tavola si fa sempre più forte.

Sono già venti minuti di attesa. Il cameriere non si vede. La sete cresce.

Inizi a pensare di essere incappato tuo malgrado in un ristorante disorganizzato, pensi che la sala potrebbe essere gestita meglio, che il cameriere avrebbe dovuto essere più esplicito nel comunicarti i tempi di attesa e che almeno un po’ d’acqua potrebbero metterla sul tuo tavolo.

Quanti e quali altri pensieri ti si affollano nella testa? E cosa provi?

I camerieri passano veloci e pare non rispondano alla tua mano alzata. La sete è forte.

Sbuffi, ti arrabbi e ad un certo punto noti che i signori al tavolo accanto al tuo stanno per finire il proprio pasto: hanno una bottiglia di acqua fresca praticamente intonsa.

Sete e frustrazione crescono.

Ti decidi. Ti avvicini a loro e: “Scusate, sono molto assetata, i camerieri non si fermano da me. Posso versarmi un bicchiere d’acqua dalla vostra bottiglia?”

I signori accettano volentieri.

La tua sete si placa e di lì a poco sul tuo tavolo arrivano le tue pietanze e consumi la tua cena prima di andare finalmente e dormire.”

Ecco che possiamo vedere la dinamica degli Stati dell’Io.

Il Genitore che giudica, il Bambino che sente, l’Adulto che sceglie.

Per Berne lo Stato dell’Io è “uno schema uniforme di sensazione di esperienza direttamente collegato a un corrispondente schema uniforme di comportamento.”

Andando avanti in questo percorso è utile guardare come all’Interno dello stato dell’Io Genitore possiamo trovarne di due tipi… Quello Normativo che può essere Positivo (“Prima di attraversare guarda a destra e sinistra”) o Negativo (“Non uscire chè fuori ci sono persone malfidate”) e quello Affettivo, anch’esso può essere Positivo (“Io per te ci sono” o “Vai bene come sei”) Negativo (“Vai bene se fai quello che ti dico io”).

L’Adulto è neutro, non ha suddivisioni interne, perché un processore del reale, ovvero prende decisioni sul qui ed ora, utilizzando le informazioni che vengono dal mondo e confrontandole con le proprie risorse.

Per quanto riguarda il Bambino abbiamo quello Naturale o Positivo che è in armonia con i propri bisogni e si dà il permesso di esprimerli. Infine abbiamo il Bambino Adattato che, per quanto in contatto con sé, o non accetta le regole e si ribella, o non esprime se stesso e i propri bisogni, per quanto noti e sta zitto.

Quando ero bambino mi adattavo alle esigenze dei genitori o degli adulti? O mi ribellavo ad essi?

Avevo la possibilità di esprimere i miei bisogni? Essi venivano soddisfatti?

Ci sono dei messaggi precisi, sempre gli stessi che i nostri genitori ci facevano passare, in modo implicito e che abbiamo assimilato.

Furono due psicoterapeuti, i coniugi Goulding, dall’approccio misto tra quello gestaltico e quello analitico-transazionale, che organizzarono in modo compiuto la concettualizzazione di  questi messaggi chiamati controingiunzioni.

Le controingiunzioni sono un particolare tipo di comando rivolto dal Genitore al Bambino e, nei propri approfondimenti clinici, scoprirono che questi sono di cinque tipi:

Sii perfetto!, sii forte!, sforzati! compiaci!, sbrigati!.

A questo tipo di messaggio corrisponde una serie di credenze che poi il Bambino si fa. Tali credenze le chiamiamo Ingiunzioni e per Berne ne esistono di 12 tipi, tutti caratterizzati da un ciclopico non: non esistere, non essere te stesso, non essere un bambino, non crescere, non riuscire, non fare niente, non essere importante, non appartenere, non entrare in intimità, non stare bene, non pensare, non sentire.

Poiché secondo la filosofia di tipo umanistico che ispira l’intera Analisi Transazionale sappiamo che accanto al principio di okness, ovvero che ognuno è ok, va bene così, è com’è ma non come una arrendevole convinzione che così va il mondo, ma come la completa e autentica accoglienza del fatto che tu sei come sei e io sono come sono e sulla base di questa accoglienza possiamo scrivere insieme il tratto di strada che faremo; abbiamo anche il principio secondo il quale ognuno ha la capacità di pensare e scegliere e queste scelte possono essere cambiate.

Il Bambino decide cosa fare di queste informazioni e dei messaggi ricevuti da madre e padre e inizia prendere scelte che, sfoceranno in decisioni di copione.

Intorno a 8 anni il bambino ha già quasi completamente definito cosa pensa di sé e del mondo e in linea di massima, fatto salvo situazioni eccezionali, tenderà a rileggere le relazioni future a partire da queste convinzioni.

Il bambino avrà già sperimentato pertanto come può essere “miracolosa o pericolosa” una posizione simbiotica col genitore o con un insegnante e sulla base di queste esperienze costruirà la propria esistenza.

La relazione simbiotica, infatti, è quella in cui l’Io e il Tu formano un unicum, in cui le tre istanze di Genitore, Adulto e Bambino sono possibili sulla base di quale Stato dell’Io noi mettiamo a disposizione dell’altro.

Tipicamente in una sana relazione col proprio figlio le posizioni utilizzate dovrebbero essere quelle in cui il care-giver mette a disposizione il proprio Genitore e il proprio Adulto e in cui il figlio mette a disposizione il proprio stato dell’Io Bambino.

Ecco che così si forma di nuovo la terna degli Stati dell’Io, attraverso quel magnifico processo che Stern chiama di sintonizzazione o attunement.

Esso non è il mero entrare in confidenza col bisogno dell’altro e riconoscerlo, non è l’empatia, è di più.

E’ prendere roba che è forte, che non sembra avere un senso come la fame atroce di un neonato o la sete atavica del primo esempio e restituirgli cornice e senso.

E’ aggiungere significato a quanto accade, è consegnare la chiave con cui leggere il pentagramma dell’esistenza. Altrimenti resterebbero solo una serie di crome e semicrome appese qua e là e un suono che sa di rumore.

La relazione offre la chiave, il senso, decifra codici, ne offre di nuovi, apre prospettive, dona senso.

Un senso che, come già accennato in precedenza, acquisisce valore a partire dalle interruzioni nella sintonia, dai cambi di giri, dalle incomprensioni, dalla crisi, dalla frustrazione di non capirsi e di cercare nuovi canali su cui comunicare.

Ricordo con tenerezza quando dopo un bel percorso fatto con un paziente lui un giorno mi disse: “E’ bello indovinarsi”… cioè per lui aveva davvero un gusto nuovo aver appreso strumenti per comprendere se stesso e gli altri.

Quale strategia?

Quella di offrire permessi, quella di non essere impliciti, quella di dare con le regole anche le informazioni, quella di non svalutare, quella di accogliere l’okness altrui, mi ripeto, quella di essere espliciti, quella di chiedere una informazione in più o una carezza.

Allora se penso ai Bisogni Educativi Speciali non posso che pensare a quello specifico bambino, al tuo alunno più complesso, ma a quel Bambino che sta dentro di noi che ha dei bisogni da decifrare.

Penso alla parola Educativo, troppo vicina a quella di Educatore e penso al Genitore a quello più tosto della scuola o al mio o a me stesso genitore, che non può e non deve abdicare al proprio compito di offrire codici e un mondo più tutelante e comprensibile.

Infine penso alla parola “Speciali”… ci collego il nostro Adulto, quello che, come si suol dire, se ha dei limoni ci fa una limonata e la rende speciale… a quella nostra capacità creativa di lavorare con quello che abbiamo e di cogliere nel reale la nostra grande e immensa opportunità di vivere felici.

 

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Ciao, mi chiamo Francesca di Sipio e sono l'ideatrice di questo portale web. Sono una psicologa clinica, psicoterapeuta, analista-transazionale ad approccio integrato. Il mio studio è sul territorio di Chieti-Pescara. Mi trovi sui social, sulla mail ma soprattutto al 3477504713

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