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1+1 non fa 2 in psicoterapia… quasi sempre

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1+1 non fa 2 in psicoterapia… quasi sempre

Quando la riflessione epistemologica ed etica modella il cambiamento

Negli anni di Liceo, al Vico di Chieti, lo studio della matematica era inteso sia da me, ma in buona sostanza anche dai professori, come appendice della filosofia.

Gli ingegneri, i matematici possono anche rabbrividire a questo mio dire, ma tant’è.

1+1 -disse il prof di matematica- non fa 2.”

Immaginate lo sgomento di noi ragazzi al primo giorno di Ginnasio.

Egli, impassibile, continuò: “Perché nell’unione qualcosa dei due si perde. Vedete, la matematica è meramente filosofia”.

Allora ha ragione anche Erri De Luca. Allora due è di più di un doppio, anzi non è assolutamente un doppio, ma è altro.

Questo lo tengo ben presente quando dialogo coi miei pazienti. La logica degli opposti, di parti che non dialogano, di cose che sono assolutamente diverse le une dalle altre non appartiene più di tanto al modo psicoterapeutico in cui mi muovo.

Il poliforme animo umano contiene in sé ogni cosa, epistemologicamente questa posizione necessita di grande onestà intellettuale, perché è necessario integrare e includere i mondi e farlo in modo etico, che per me vuol dire in primis assunzione di responsabilità.

Negli scenari riportati dai pazienti ciò significa poter includere se stessi in un discorso di persona valida ma che può fallire, buona ma che può ammiccare ad un tradimento, gentile ma altresì capace di fare il muso duro. Significa scardinare un discorso di perfezione avulso dalla realtà, dall’imperfetto, dal cambiamento.

Significa essere luce e buio al contempo, ma in modo diverso da quanto inteso dalle filosofie orientali.

Significa credere che possiamo cambiare, significa sapere che la rabbia può davvero essere utile in campo o quando qualcuno si avvicina a noi in modo molesto, ma significa anche offrire strumenti a questa perché non diventi violenza.

Significa potersi dire felici, anche se sentiamo la nostalgia per una persona che non è più al nostro fianco.

Significa dare e darsi permessi e validazioni.

Allora è possibile in seduta chiedere ad una 20enne cosa prova, quando col ragazzo va presso la villa di un boss, farla stare col quel brivido e toccare che ciò che le manca è il basket, le partite, i tifosi, le endorfine, ciò che sente è la rabbia per quella nazionale juniores solo sfiorata.

Quando Emanuela (nome di fantasia) tocca questo, fa da sola contatto con la responsabilità e col rischio della sua posizione. Di lì inizierà ad allenare ragazzini, lascerà quel ragazzo e comprerà un bel cappotto rosso dal collo ampio, che al nostro ultimo incontro le incorniciava il viso.

Il suo passo fiero con cui si allontanava aveva un ritmo e, proprio come per un metronomo, quel tic e il suo silenzio mi ricordano che 1 + 1 non fa due. Quasi sempre. E questo mi dà gusto e mi fa vibrare.

Ciao, mi chiamo Francesca di Sipio e sono l'ideatrice di questo portale web. Sono una psicologa clinica, psicoterapeuta, analista-transazionale ad approccio integrato. Il mio studio è sul territorio di Chieti-Pescara. Mi trovi sui social, sulla mail ma soprattutto al 3477504713

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